DUE ITALIE

C’è una conseguenza generata dal terremoto che è finora rimasta senza nome. Forse è la peggiore. Ci siamo abituati negli anni a vedere come il terremoto crei «due italie»:

  • una coinvolta e dentro il sisma
  • una lontana che, più passa il tempo, più va ad abitare la totale estraneità nei confronti della prima

CHI VIVE IL TERREMOTO, CHI LO GUARDA         

Il dato più semplice è che chi non lo vive non lo può capire. A partire da chi è nelle istituzioni.

Eppure non finisce qui. Il punto è che forse la stampa nazionale ha un dovere, un’etica che va oltre il ciclo della notizia.

Entro questi tristi accadimenti potrebbe essere creato un terreno di incontro e dialogo per nuove domande:

  • Come si torna ad appartenere al tessuto sociale?
  • Come si rimettono insieme i pezzi di un’economia italiana dopo una catastrofe nazionale?

Invece la notizia ha un ciclo di vita breve ed è cibo per cannibali. Viene sbranata e consumata ancora cruda, poi si torna a dormire nelle caverne. Il terremoto viene così rispolverato a Natale, tirato fuori e recuperato dalla cantina, come si fa con le pecorelle del presepe. Oppure se ne parla alle ricorrenze.

MA L’ITALIA É UNA

Una è l’Economia, uno è il Paese. Già dalle prime ore del 24 Agosto 2016 i terremotati spiegano come l’informazione nel cratere sia stata naturalmente diversa da quella”esterna” e nazionale. Nei mesi a seguire poi rimane solo una fitta discussione locale mentre fuori, i cerchi concentrici del sasso che ha colpito il cratere, si affievoliscono sempre di più.

Negli anni si ritorna alla calma piatta.

Anche i cronisti e i fotoreporter danno mille spiegazioni del perché il tema, alla fine, diventi un “cartellino da timbrare”, vale a dire una storia monotona, ripetitiva, che non genera interesse ma noia.

Dicono non ci siano più eventi eclatanti. Subentra la normalizzazione del problema. Resta circoscritto ai diretti interessati. La ricostruzione e la burocrazia generalmente annoiano.

NO GUARDA, NON È VERO

A mio modesto avviso di notizie eclatanti ce ne sono e come.

Basta guardare al fondo delle cose o dei fatti.

Vogliamo dare qualche notizia?

  • Non si sa ancora come rispondere alle domande generate da un sisma che ha dilaniato la pancia dell’Italia. Iniziamo a fare ricerca, brevettare una rete di interventi finemente in rete fra loro? Lo facciamo in tempi di calma? Si tratta di un viaggio tutto nuovo e mai fatto.
  • L’Italia è un paese sismico che non fa prevenzione ( e questo non riguarda il solo centro italia)
  • Le aziende potrebbero far ripartire il tessuto sociale ma sono poco sostenute dallo stato
  • Stanno aumentando il consumo di psicofarmaci, la speculazione edilizia, l’infiltrazione mafiosa. Impariamo a pianificare una buona economia?
  • Abbiamo il più grande cantiere d’Europa fermo. Quali guadagni porta questo immobilismo?
  • Nessuno dice che la Carta di Pericolosità sismica non funziona
  • Nessuno dice che anche la  ricostruzione effettuata al meglio è deficitaria (le case non vengono cioè ricostruite tenendo presente il reale ritorno sismico del terremoto, ma un dato approssimativo)
  • Non c’è alcun piano nazionale sia in relazione agli interventi sul breve termine che sul lungo termine, a livello strutturale ma anche in termini di trauma e salute

QUINDI?

In sostanza: prega Santa Rita da Cascia, la santa delle cause impossibili. Perchè è l’unica che può fare un miracolo nel caso torni un terremoto in Italia (e il terremoto torna sempre). Prega specialmente se torna laddove non si presenta anche da 900 anni.

Hai da comprendere che il terremoto torna sempre e che gli strumenti di prevenzione:

  • non sono conosciuti e diffusi a tutta la popolazione italiana
  • sono deficitari: la carta di pericolosità sismica non funziona perchè non tiene conto del ritorno sismico (te ne parlerò a breve in un video)
  • le case non sono ricostruite appieno in maniera antisismica (perchè non tengono davvero presente il ritorno sismico del sisma, bensì un dato parziale che è inutile alla reale tutela delle persone ( anche di questo te ne parlerò a breve.

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