RENDERE IL TERREMOTO UN TEMA NAZIONALE

Educare, informare, proteggere.

Esistono e perdurano alcuni vizi di forma che certamente hanno contribuito a rendere il tema poco interessante per l’Italia. Per tali motivi il tema interesserà sempre meno:

  1. COMUNICAZIONE: il sisma crea banalmente e da sempre “due Italie”, una coinvolta ed un’altra che, più passa il tempo, più si allontana in termini di interesse e coinvolgimento.
  2. RICOSTRUZIONE, DIRITTI: il terremoto è affrontato e restituito agli italiani prettamente attraverso la parola “ricostruzione”. Il suo significato è chiaro solo all’interno del cratere. Nessuno invece ha finora parlato delle violazioni dei diritti umani  (in relazione alla Costituzione Italiana, alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, alla European Convention on Human Rights). Non solo. La ricostruzione è il dettaglio “di un tutto” più ampio.
  3. PARTICOLARISMO: a tutti gli effetti oggi il terremoto viene socialmente percepito come un problema del Centro Italia e non una tematica nazionale. Cos’è una faglia, come funziona la carta di pericolosità sismica (ammesso funzioni), cosa accade nel terremoto in termini di trauma ( e come contenere gli effetti), cosa avviene in termini strutturali ed economici: lo sanno bene (nel male) solo 4 regioni su 21. Un po’ poco.

Se il tema non interessa non esiste.

É possibile unire  (uso con profondo rispetto parole chiave usate da Lei stesso) vita, abitazioni, libertà, economia e far viaggiare per tutta l’Italia una nuova e capillare coscienza antisismica? Ad esempio creando una campagna agile e snella, in grado di contagiare al tema, attraverso parole diffusive?

Inoltre:
1) Dichiarazione dei diritti umani nel terremoto: è un progetto per cui Sisma si sta consultando con i terremotati. Trovare un modo per diffondere il senso di libertà, successivo all’educazione al terremoto, è vitale quanto l’attenzione al fenomeno geofisico

2) Prevenzione a livello nazionale, campagna di educazione e sensibilizzazione al sisma (come evento geofisico, in relazione alla ricostruzione,in merito al trauma, a livello economico e finanziario) nelle maggiori piazze italiane attraverso una comunicazione snella, che sia in grado di coinvolgere e riprendere l’interesse del resto degli italiani. Si arriverà a chiederla attraverso una petizione alle Camere.

3) Indire una giornata nazionale della memoria per le vittime di tutti i terremoti in Italia, affrontando non solo l’evento geofisico ma anche il trauma, l’aspetto economico: aiuterebbe il tema a non scomparire.


Da Dicembre, da quando ho iniziato a scrivere Sisma, il mio tentativo è stato pulire il tema dal particolarismo per incontrare l’interesse del resto dei cittadini italiani.

Sono lombarda. Quando mostro gli scatti del Centro Italia in Lombardia, vedo facce attonite, allibite. Le persone non sanno niente. Niente.
Quattro regioni, cittadini su cittadini si disperano per i danni del sisma (e soprattutto delle istituzioni) e nessuno sa niente.

Perchè le istituzioni non hanno ancora pensato e provveduto a fare una prevenzione nazionale in merito, sotto tutti gli aspetti?

Promuovere uan mediazione culturale fra due italie: una coinvolta e una no


Una soluzione per unire le due italie ( quella coinvolta dal sisma e quella quasi ignara del tema) sarebbe una buona mediazione culturale, la traduzione del tema sisma da un bicchiere a uno stagno, da 4 regioni all’Italia intera. 

Ad oggi gli italiani, la maggior parte, sanno poco o niente in merito al sisma. Unire l’evento sismico all’informazione sul trauma sociale, informare senza allarmare, diffondere per educare (fornendo risposte ove ce ne sono, indicazioni ove presenti, zone d’ombra per onestà etica) è un atto dovuto all’ intera cittadinanza italiana.

Il terremotato dice sempre “ho preso il terremoto”, come fosse una malattia

Cosa accade nella prevenzione dei tumori, della fibromialgia e altre malattie neurodegenerative? Viene indetta una giornata, bene, dove in ogni maggiore piazza italiana un banchetto parla del tema e vende un prodotto simbolo.

Chi non si ricorda le arance della salute?

Magari non le compriamo, eppure entrano nel nostro inconscio. Sappiamo che il tema esiste, poi un giorno le compreremo o volgeremo l’attenzione anche da quella parte. Tutto questo per dire:

1) questa giornata nazionale non può essere indetta solo nelle scuole. Deve arrivare nelle aziende, alla popolazione, a chi le case le fa e le compra. La Protezione Civile ha generato “Io non rischio“. Non interessa e non coinvolge perchè, ancora una volta non si comprende come interessare la popolazione, si parla di una punta dell’Icebearg e non del tutto, sono escluse, ancora una volta, le persone stesse, quelle che queste cose le hanno passate

2) Se è vero che già esiste una giornata dedicata al sisma (20 Gennaio) è altrettanto vero che essa parla tecnicamente di pericolosità sismica e basta, ma non empatizza. Non parla ANCHE del trauma. Se due o più informazioni utili viaggiano insieme, la comunicazione è più forte.

Le istituzioni devono preoccuparsi di generare interesse fra le persone e non “aver solo qualcosa da dire” come fanno molti professori.

Quando parlo con i terremotati tutti dicono ho preso il terremoto. Ad esempio: “Ero a Cascia quando ho preso il terremoto” “io ho preso il terremoto a Visso“.

Il terremoto si prende. Si prende come una malattia.

Questo aspetto non lo può raccogliere nessun sondaggio generato dai tecnici e dai burocrati. Perchè non includere questo approccio (il sisma che si prende, come una malattia) per far comprendere il terremoto agli italiani?

Finora quello che ho potuto riscontrare è che: ricerche, azioni intraprese, studi… tutto ha un grande escluso, l’umanità. L’umanità è sempre troppo lontana da questi lavori.

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