NON ESISTE SOLO IL COVID

Gli ultimi mesi del 2020 ci hanno ricordato che non esiste solo l’emergenza della pandemia. Al 29 di dicembre una scossa di magnitudo 6.4 ha colpito la Croazia, generando un “disastro nel disastro”. Il terremoto è arrivato a colpire e a distruggere la citta di Petrinja, nel pieno del secondo lockdown. Esattamente come per il Centro Italia post sisma 2016, distruzione e virus si sono sommati. Come a dire che lo scenario può sempre peggiorare.

Ma le scosse non sono mancate nemmeno in Italia, lungo tutto il 2020. Nella conta delle volte in cui la terra ha tremato, da Bergamo a Napoli, dobbiamo obbligarci, scossa dopo scossa, a pensare che terra e vita umana sono una una cosa sola.

Ha stupito anche INGV, la scossa avvenuta a Milano al 17 di dicembre. Il terremoto di magnitudo 3.9, con epicentro Trezzano sul Naviglio ha generato tanto panico ma pochi danni. Ha però ricordato come nessuno possa mai sentirsi davvero al sicuro, in un Paese ad alto rischio sismico.

A due ore dalle scosse del 29 di dicembre, invece, la terra ha tremato anche a Verona, con una scossa di magnitudo 4.4. «Se proprio devo dirti la verità, a me preoccupa maggiormente la scossa che ha toccato il ragusano» mi dice un geologo del centro Italia.

Qualche giorno prima infatti, il 22 dicembre, un terremoto di magnitudo 4.4 viene registrato nella zona di Ragusa. In questa parte della Sicilia si sono verificati in passato terremoti apocalittici come quello dell’11 gennaio 1693, che ha distrutto il Val di Noto.

Una preoccupazione che non ci tocca

Il terremoto è un problema del “Paese Italia” per il quale non vi è ancora un vaccino. Mentre in piena pandemia abbiamo imparato tardi a correre ai ripari, relativamente al tema “terremoto” nulla riesce a smuovere la coscienza dei cittadini da decenni.

Ci sono fragilità di serie A e di serie B, che fanno tendenza o no. Mentre la violenza di genere, la lotta contro i tumori sono battaglie che iniziamo a percepire, altre, restano ancora all’oscuro della nostra coscienza. Perchè?

Molto spesso i temi su cui sensibilizzarci restano argomenti invisibili perchè non comunicati correttamente. Nel caso del terremoto non agevola la prevenzione: un linguaggio tecnico lontano dai cittadini italiani, la confusione che passa tra il “dare la notizia del terremoto” e “fare informazione sulla sismicità del Paese”.

Un’altra emergenza

Passiamo per un istante ad un’altre emergenza: la violenza di genere.

Le disposizioni sul delitto d’onore sono state abrogate dal diritto italiano il 5 agosto 1981. Ci sono voluti cioè 40 anni per abolire il “delitto d’onore” e convertirlo culturalmente in un fenomeno ben preciso: il “femminicidio”. Fare cultura, sensibilizzare è certamente una questione di tempo, perchè le masse cambiano lentamente. Ma questo non dev’essere una giustificazione.

Fare cultura e sensibilizzare alle fragilità del Paese (ora sociali, ora del suolo) sono la premessa della prevenzione. E questo è valido per ogni causa. Non si può consapevolizzare la cittadinanza, senza prima aver reso visibile il problema su sui si vuole aumentare il livello di coscienza dei cittadini stessi.

Non si può, ancora, parlare di un “Cultura dei terremoti” se non è in essere, su tutto il territorio italiano, un gergo in grado di raccontare a tutte le persone del Paese cosa significhi subire un terremoto, dall’emergenza al post-emergenza.

Le campagne di prevenzione sismica parlano correttamente di: pericolosità del suolo, vulnerabilità degli edifici. Ma tutto ciò è incompleto. Dove sono le Persone? Come si può cioè creare una campagna realmente in grado di di sensibilizzazione al rischio sismico, se non si permette ai cittadini di intendere che, fra le scosse, si perde la propria vita?

“Parlare di persone alle persone” è l’unico modo per sensibilizzare al terremoto. Questo è ad esempio il primo obiettivo di Ho preso il terremoto, un libro scritto per parlare di terremoto in modo semplice. A partire dalle scosse che hanno piegato il Centro Italia, a partire da uno stato di abbandono ancora in essere è possibile iniziare a parlare alle persone non coinvolte dello stravolgimento che causa il terremoto. Farlo è una priorità del Paese.

© Giulia Scandolara

Ho preso il terremoto – Altreconomia

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